RASSEGNA STAMPA

Un repertorio ancora poco conosciuto dei due grandi operisti italiani

Forse sono pochi a sapere che, oltre alla creazione di indimenticabili opere liriche, sia Giuseppe Verdi che Giacomo Puccini hanno fornito il loro apporto al repertorio cameristico. Ce lo ricorda un cd de "La Bottega Discantica': dove il Quartetto di Roma, formato da Marco Fiorini e Biancarnaria Rapaccini (violini), Davide Toso (viola) e Alessandra Montani (violoncello), si è confrontato con questa produzione scarsamente nota. Il disco si apre con il "Quartetto in mi minore" di Verdi, scritto a Napoli nel 1873, che ha alle spalle una storia abbastanza curiosa.

Infimi, l'autore era giunto nella città partenopea per presenziare all'allestimento dell'Aida, ma un improvviso malessere del soprano Teresa Stolz fece slittare la "prima" dell'opera, per cui il musicista, avendo del tempo a disposizione, diede vita a questa sua unica incursione nel genere cameristico. L'esordio, davanti ad un gruppo sparuto di amici intimi, fu affida-o ad un ensemble formato dai fratelli Finto (violinisti), Salvadore alla viola e Giarritiello al violoncello. Il compositore, alla fine dell'esecusione, si ritenne molto orgoglioso per questa sua nuova creatura, al punto che esclamò: "Bello o brutto che sia, questo è comunque un vero quartetto! Il brano ebbe subito un discreto successo ai di fuori dell'Italia, mentre nel nostro paese dovette attendere il 1901 per la "prima" ufficiale a Milano. Numerosi i motivi del ritardo, da una partitura considerata "difficile", dove tratti tipicamente operistici erano abbinati ad effetti dissonanti, come quelli presenti nel movimento conclusivo, a ragioni legate a rivalità e gelosie interne, da parte di chi non vedeva di buon occhio un Verdi che si occupasse anche di musica da camera. A differenza di Verdi, Puccini si cimentò con il quartetto prima di diventare famoso e, a parte "Crisantemi", che risale al 1890, gli altri pezzi presenti nel cd, "Tre minuetti': "Tre fughe", "Allegro moderato" e "Scherzo allegro" (questi ultimi due appartenenti probabilmente ad un quartetto del quale vi sono tracce piuttosto vaghe), risalgono al periodo in cui l'autore era studente a Milano. Riguardo all'esecuzione, Quartetto di Roma (nato nel 1995 e nell'attuale formazione dal 2003), è artefice di un'interpretazione di ottimo livello, che evidenzia tutte le sfumature del complesso brano verdiano, fornisce la giusta dose di malinconia a "Crisantemi" e dà lustro anche ai brani giovanili di Macini. Va ancora aggiunto che, per i due movimenti del presunto quartetto, ci si è attenuti al manoscritto autografo, senza alcun tentativo di ricostruire, a posteriori, le parti mancanti, che rappresenta una sorta di marchio di autenticità. In conclusione un ed di estremo interesse, sia per il raro repertorio proposto, che per il valore dell'ensemble che lo interpreta.