RASSEGNA STAMPA

Solomeo Arie antiche nel concerto al "Cucinelli"
Te emozioni rarefatte del Quartetto di Roma
di STEFANO RAGNI

SOLOMEO - Il teatro Cucinelli di di Solomeo è un ambiente raffinatissimo. Rievoca, in piccolo, l'euritmia del teatro Farnese di Parma. Forse, per rimanere in questo sogno di Rina-scimento si può pensare al teatrino del palazzo ducale di Sab-bioneta. Questo gioiello di fun-zionalità acustica e spettacolare ha fatto da perfetta cornice ad un elegantissimo concerto affidato agli archi del Quartetto di Roma (foto). Esecutori giovani che, a secondo millennio da poco varcato, rinnovano quel rapporto che legò, nel passato i musicisti ai loro mecenati. Oggi li chiamano sponsor.
Perfetta la risposta acustica del teatrino, un ambiente ideale per la musica da camera ma il concetto non è cambiato. Se ora è il cavalier l'altro ieri era il principe Este-rhàzy che si godeva i quartetti commissionati al suo musicista di corte, Franz Joseph Haydn. Che ricambiava il mandato inaugurando una delle più bel-le avventure del pensiero occidentale, quel viaggio nell'astrattezza della forma musicale più siderale, più pitagorica, più speculativa che esi-ste. Il quartetto d'archi è formula mentale di una concentrazione non estranea alle indagini che sul mistero della musica svolgeva anche Sant' Agostino, il primo filosofo occidentale ad aver dotato la musica di dignità intellettuale. E ieri come oggi si sta davanti a un quartetto d'archi con lo stesso muto rispetto con cui si ammi-rerebbe l'allineamento delle colonne del Partenone o la cu-pa immobilità della cupola del Pantheon. I musicisti sentono la sostanza di questo impegno e si sa che i quartettisti per vocazione sono personaggi fuori della norma, votati a una disci-plina che non ha aspetti appariscenti, ma richiede solo il rispetto dei rapporti matematici che si stabiliscono tra i suoi componenti. Ricordate quelle parole del film di Bergmann? "Un momento di silenzio, poi i quartettisti si guardano e sgorga la musica". Ed è un magistero sublime anche quando è interpretato da giovani come i quattro che abbiamo ascolta-to. Giovane è Marco Fiorini, ma l'impegno gli ha fatto veni-re precocemente i capelli bianchi. E ancor più giovani sono gli altri, Biancamaria Rapaccini, un secondo volino di lusso, Davide Toso e Alessandra Montani. Il programma che i romani hanno scelto per un pubblico naturalmente selezionato e di-sponibile all'ascolto è quanto di meglio si possa desiderare in quanto a filtraggio di emozioni rarefatte: due quartetti di Haydn e due di Mozart, sedici movimento complessivi nell'articolazione dei quali, più di una volta, si sfiora il capolavoro. Come nel "larghetto assai" dell'op. 7411. 3 di Haydn, dove il suono di Fiorini si amalgama con quello dei compagni in una incomparabile trasparenza. Un Mozart giocherellone, e incantato dalle visioni italiane, quello del K 157 prelude poi all'ispirazione del K 387, alta densità espressiva che forse nel finale esalta l'antico spirito del contrappunto in qualcosa di stellare. Omaggi sinceri del pubblico ai giovani ospiti dell'Accademia Neoumanistica di Cucinelli, e convinta per-cezione di aver ascoltato un complesso italiano d'eccellenza, rigoroso nelle scelte interpretative, plastico nel rapporto col suono e con l'ambiente. Perfetta, in conclusione, la risposta acustica del teatrino, un ambiente ideale per la musica da camera.
 
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